Poeiogames
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Barbara Piva Marco Zangardi in TUTTO SCORRE una fatalità di MASSIMO SGORBANI Regia e scena ANTONINO IUORIO |
Fiaba sonora in 9 movimenti
1 Con l'indice sulla curva
2 Madre specchiata
3 Padre di pietra
4 Nomade Metastasia
5 Principe Pantarei
6 Piccola pozza
7 Invisibile Quantomidai
8 L'ha voluto una fata
9 Con l'indice la stella rabbiosa.
Costumi METELLA RABONI
Assistente alla regia ALESSANDRA RICHIARDI
Direttore tecnico NICOLA DI FIORE
Collaborazione ai movimenti ORNELLA VINTI
Foto di scena GERALD BRUNO'
Degli
uomini che fanno la pipì ai lati dell’autostrada io penso una cosa, penso che
quegli stessi uomini neanche si sognerebbero di pisciare tranquillamente per le
vie di una città, e questo per un fatto abbastanza ovvio, perché
sull’autostrada godono di un anonimato garantito dalla velocità a cui
sfreccia chi li osserva. Chi osserva sfrecciando, infatti, sta all’immobile
pisciatore in un rapporto di velocità di circa 120 a 0, e dell’immobile
pisciatore ha una percezione del tutto fugace. Perfino il pisciatore ha una
coscienza fugace di sé, come se quella pipì la facesse nel sonno, sonno
dormito in piedi contro la linea dell’orizzonte, sonno di un putto
narcotizzato dai gas di scarico.
Sono
cose che succedono solo in autostrada. In un mondo in cui le cose hanno la
durata di uno sguardo tutto tende a diventare instabile, incline al
ribaltamento, e allora, alè, l’area di servizio diventa servizio di area, e
Pian del Voglio diventa Voglio del Pian, e in questa fibrillazione può accadere
di tutto, che Dio affermi la sua esistenza a caratteri cubitali, che il sangue
trasmigri da un corpo all’altro e che l’aria si popoli di presenze effimere:
efemeroi i viaggiatori nelle loro
scatole semoventi, efemeros il
paesaggio, efemeros l’uomo che
guarda dal cavalcavia, efemeros il
gatto spiaccicato sull’asfalto, efemeroi
i pensieri, distratti come sono dal continuo mutamento degli scenari, dagli
ingressi in galleria, dalle canzoni dell’autoradio. Ma sono cose che succedono
solo in autostrada. Oppure nelle favole.
Non sono sicuro che in Tutto scorre si parli proprio di questo. Di certo però si parla della pipì che, anche se non ha neanche una battuta, è la vera protagonista dello spettacolo. Poi si parla delle macchine, dell’autostrada, di un gatto spiaccicato sull’asfalto, delle canzoni dell’autoradio, delle favole, della pipì nel sonno e da svegli, di un uomo pietrificato, delle cose che scorrono e dell’immobilità delle stelle, della velocità delle fuoriserie e della quiete di chi piscia, della rincorsa a perdifiato di Achille e del suo distacco incolmabile dalla tartaruga. Perché assieme al “tutto scorre” di Eraclito c’è il “tutto è fermo” di Zenone, che non a caso è anche il nome di un’area di servizio della Milano-Roma. Area di servizio San Zenone, padre santificato della corsa immobile.
Massimo Sgorbani
Antonino
Iuorio
Nasce a Napoli nel marzo 1963. Vive a Roma.
Ha lavorato nel cinema con Federico Fellini, Dario Argento, Marco
Risi, Damiano Damiani, Bigas Luna, Mario Martone, Antonio Capuano, Sergio
Cabrera, Luciano Odorisio, Massimo Spano, Stefano Incerti, Carl Haber, Joseph
Sergent, Alessandro Benvenuti,Tonino Zangardi. Cinzia T.H. Torrini.
In teatro con Luca Ronconi, Klaus Gruber, Tony Servillo, Mario
Martone, Antonio Neiwiller, Egisto Marcucci, Ninni Bruschetta, Valter Malosti,
Geppy Glejeses, Beppe Navello ,Cherif. Ha vinto il Premio Ubu (1992) per
"La trasfigurazione di Benno il Ciccione" di A.Innaurato, targa
d'Argento Saint Vincent (1995) come attore rivelazione per "Il
Verificatore" di Stefano Incerti e "Ivo il tardivo" di Alessandro
Benvenuti.
Premio FONDI la
PASTORA i Protagonisti 1994
per “Beatitudine e Patimento”di Francesco Suriano
Massimo
Sgorbani
(autore teatrale e sceneggiatore)
Per il cinema collabora con Angelo Longoni, insieme al quale ha
firmato le sceneggiature di titoli divenuti famosi come “Naja”, “Uomini
senza donne”, “Facciamo fiesta”. Come autore teatrale ha scritto “Angelo
della gravità” cui la Giuria del 46° Premio Riccione per il Teatro ha
assegnato all'unanimità il Premio Speciale della Giuria, intitolato a Paolo
Bignami e Gianni Quondamatteo, con la seguente motivazione: “La storia vera
dell’impossibilità di impiccare un condannato troppo pesante per essere retto
dalla corda, accaduta negli Usa, viene trasformata nell'imprevedibile
gustosissima autobiografia di un grasso bambino, destinato a rimanere sempre
tale, che (...) scambia il consumismo del supermarket per un paradiso, esaltando
la concezione del mondo come vomito di Dio, dove il mangiare è il segno della
comunione col creatore; e il massimo dell'avvicinamento a lui, come sa dalla
tele, consiste nel far assaporare a una ragazza la 'crema' di quello che lui
chiama il suo 'wurstel'. Ma se la cicciona rimorchiata al supermarket non ci
sta, non gli resterà che farla fuori e finire in cella, ad aspettare una pena
sospesa, perfezionando un'eresia che capovolge ogni valore".Nel 2003 si è
classificato secondo al Premio Fersen con il testo “Il tempo ad Hanoi”.
Sempre nel 2003 ha ricevuto una segnalazione alla 47° Premio Riccione per il
testo “Le cose sottili nell’aria”.